Storia

Le Origini del Nostro Club a cura di  Raffaele Pallotta d’Acquapendente

            Solidarietà e amicizia che diventino “il servizio” dell’uomo in una società in cui tolleranza e disponibilità siano capaci di legittimare una trasformazione etica dei rapporti sociali, fondata sul lavoro e sulla capacità individuale, fu l’idea che guidò Paul Harris, un uomo tutt’altro che “laudator temporis acti”.FotoStoriche

         Per mettere in pratica questi principi di vita, la fredda sera del 23 febbraio del 1905 – il termometro segnava 18 gradi sotto lo zero – in un ufficio posto al settimo piano dell’Unity Building di Chicago, l’avvocato Paul Harris, con il commerciante di carbone Silvester Schiele e il sarto Miram Shorey, fondava il Rotary.

  Le idee di Harris trovarono presto proseliti in tutto il mondo, tanto che, nel 1922, avendo ormai numerosi club varcato l’oceano, l’Associazione nazionale dei Rotary Club degli Stati Uniti – fondata nel 1910 – prendeva il nome di Rotary International.

         La calda sera del 19 giugno del 1923, si riuniva per la prima volta, presso il caffè Cova, il costituendo Rotary Club di Milano, voluto da Leo Giulio Culleton, ingegnere e uomo d’affari d’origine irlandese, spinto dal cognato Jhon Redemond del Rotary Club di Dublino.  Il Rotary Club di Milano fu costituito ufficialmente il 20 Novembre del 1923; presidente fu lo scozzese Henderson, segretario fu Culleton e consigliere fu l’inglese Mountney, corrispondente finanziario del “Manchester Guardian”.  Era nato il Rotary in Italia.

         Nella primavera del 1924 cominciarono a riunirsi alcuni gentiluomini, fautori della costituzione di un Rotary Club a Napoli.  Dopo diverse riunioni, di cui si è perduta qualsiasi documentazione, lo fondarono e lo presentarono in forma ufficiale alla città in questa sala il giorno11 dicembre del 1924.  Il 6 gennaio del 1925 fu consegnata al Club la Carta d’ammissione nel Rotary International.   Tre giorni prima Mussolini, col noto discorso del 3 gennaio, aveva proclamato la fine della democrazia parlamentare in Italia e l’avvento del regime totalitario.

         Per i cultori della musica e del costume ricordo che era l’epoca delle poesie musicali di Bovio, di Gambardella, di Capaldo ed erano di moda quelle tristi e struggenti canzoni sul tipo di “Vipera” o di “Un ciondolo d’or”; per i cultori della storia sociale e intellettuale ricordo che era il momento delle posizioni ideologiche forti e contrastanti.  Da Bologna fu diffuso il Manifesto degl’Intellettuali contro la Democrazia, redatto da Gentile e sottoscritto da scienziati, letterati e artisti non da poco quali Maiorana, Pende, Volpe, Majuri, Ungaretti, Soffici, Pizzetti, Panzini, Pirandello, Di Giacomo, Barzini e molti altri.  Da Napoli rispondeva la voce solitaria di Benedetto Croce, con un Manifesto redatto in nome dei principi liberali, al quale aderirono altri intellettuali, in prevalenza napoletani e meridionali, tra i quali ricordiamo l’allora giovanissimo studente Mario Florio.

         In quel momento di grandi tensioni ideologiche e di contrasti violenti, i fondatori del nostro club preferirono non attendere tempi migliori e decisero d’impegnarsi per cercare di migliorare la società con la comprensione e la tolleranza.

        Un grande precursore nell’arte teatrale del nostro Marcello Lando, George Bernard Shaw, ha scritto: ”L’uomo ragionevole si adegua al mondo; quello irragionevole si ostina a tentare di adeguare il mondo a se stesso.   Dunque, il progresso dipende dagli uomini irragionevoli.”   I fondatori e i primi rotariani del club di Napoli furono quindi dei magnifici, generosi uomini irragionevoli; a loro si elevi il nostro pensiero e la nostra gratitudine!

            Signore e Amici ricordiamoli, in piedi, con un applauso grato; tributiamo loro, dopo 75 anni, la “Standing Ovation” cui hanno diritto.

         Settantacinque anni sono un traguardo importante nella vita di qualsiasi organizzazione e impongono un momento di riflessione oltre che un doveroso ricordo di coloro che ci hanno preceduto nel servizio e ci hanno lasciato quell’impegnativo patrimonio ideale da conservare intatto nei suoi principi fondamentali, da aggiornare costantemente perché rimanga valido nei vari modelli di società, da proiettare, in coloro che ci seguiranno, con lo stesso vigore ed entusiasmo con il quale l’abbiamo ricevuto.

         Per la prima riunione ufficiale, il giorno 11 dicembre di 75 anni fa il Presidente, Francesco Bertolini, ricorse addirittura alle arti culinarie di Luigi Carnacina, allievo del grande Escoffier. Bertolini, imprenditore d’eccellenti capacità, era anche un uomo di buon gusto sia nel vestire sia nel mangiare, viaggiava di frequente, era ben conosciuto negli ambienti milanesi e fu invitato da alcuni amici a partecipare a una delle prime riunioni del club di Milano. Secondo quanto mi ha riferito Ricas Castagneti, un grande rotariano milanese quasi centenario venuto a mancare quest’anno, sembra che, uscendo dal Cova, Bertolini dicesse d’essere stato convinto della bontà degli ideali rotariani, ma non altrettanto della bontà di quello che mangiavano i rotariani. Evidentemente Carnacina doveva colmare questa lacuna per lui non tollerabile.

         La storia del Rotary a Napoli può suddividersi in tre periodi: il primo è quello che va dalla fondazione all’autoscioglimento del club, avvenuto nel 1938, per i noti contrasti politici e religiosi dell’epoca; il secondo è quello che dal 1944, data della sua ricostituzione, va fino al 1968, data di costituzione dei primi altri club napoletani, il Nord e l’Ovest; il terzo va dal 1970 a oggi con la Presidenza attenta e coinvolgente di Gaetano La Gioia, al quale dobbiamo appunto “la gioia” d’essere riuniti questa sera nello stesso luogo che vide nascere il club.   Il primo e il secondo periodo costituiscono le radici del Rotary a Napoli e sono patrimonio comune di tutti i club rotariani napoletani e del meridione d’Italia. Il terzo appartiene esclusivamente a noi.

PRIMO PERIODO (1924/1938)

         Durante la Presidenza di Bertolini, il club si prodigò per attuare due importanti iniziative.  La prima fu d’istituire una commissione per lo studio e la realizzazione di progetti per migliorare le condizioni igieniche della città.  La seconda fu di divenire il punto di discussione e di proposta per la costruzione dell’autostrada Napoli – Pompei – Salerno.

         Il secondo Presidente fu Alfonso Mercurio, per il biennio 1926/27 – 1927/28, avvocato, musicologo, uomo di cultura notissimo e apprezzato. Durante la sua presidenza, il club divenne una vera e propria officina d’idee. L’istituzione della “Società Napoletana dei Concerti Orchestrali”, di cui fu presidente per molti anni, l’erezione del San Carlo in Ente Autonomo, la sistemazione della Stazione Zoologica, la promozione della Società Autostrade Meridionali, furono iniziative portate a discussione nel club e messe a punto, dopo il necessa

rio confronto, con metodologia autenticamente rotariana.  Scriveva Alfonso Mercurio sul numero di “Realtà” del 1 aprile 1927: “L’iniziativa per tradurre in concreto l’idea della prima autostrada meridionale, Napoli – Pompei – Salerno, fu presa dal Rotary Club di Napoli, che ho l’onore grande di presiedere, e che, come ormai tutti sanno, affascia i degni esponenti di ogni ramo dell’operosità e del lavoro, e non ha altro fine se non quello di operare nel pubblico interesse…..in una seduta memoranda per il Rotary di Napoli, la costruzione dell’autostrada Napoli – Salerno fu decisa e fu avviata alla concreta realizzazione con la costituzione della <Società per le Autostrade Meridionali>, col capitale iniziale di lire 500.000, sottoscritto in un solo giorno quasi esclusivamente da rotariani, che non superavano allora il numero di venti, e per i quali la riuscita era un’incognita….”    Riccardo Mercurio, che continua con impegno la tradizione familiare rotariana nel club, può essere fiero del suo grande avo.

  Il 1927 fu un anno importante per il Rotary Italiano e per il nostro Club.

-Il Distretto Italia, 46° del Rotary International, iniziava le pubblicazioni dei periodici “Rotary” e “Realtà” in lingua italiana e, forzando la mano al Board Internazionale, costituiva il Comitato Nazionale, presieduto dal Governatore e composto di tutti i past governor, il quale aveva, tra gli altri compiti, anche quello di poter esercitare diritto di veto su qualsiasi candidato proposto per l’ammissione in qualsiasi club italiano. Il Presidente del Rotary Internazionale Sapp, per la prima volta in Italia, accompagnato dal Governatore del Distretto, l’ingegnere genovese Seghezza, fu ricevuto da Mussolini. Al termine del colloquio fu diffuso, dall’agenzia Stefani, il seguente comunicato: ”Il Capo del Governo ha apprezzato moltissimo i saluti a lui indirizzati dalle massime autorità rotariane ed essendo stato dettagliatamente ragguagliato sulle attività che il Rotary effettua per creare rapporti amichevoli di collaborazione tra i più eminenti uomini d’affari e i migliori rappresentanti delle attività intellettuali nel mondo, ha espresso la sua soddisfazione e il suo cordiale augurio di buon lavoro.”

-Emanuele Filiberto Di Savoia, Duca d’Aosta, l’invitto comandante della terza Armata, uno dei vincitori della battaglia di Vittorio Veneto, accettò di diventare socio onorario del Rotary Club di Napoli. Fu il primo dei Savoia ad accettare di entrare nel Rotary. Durante il pranzo organizzato in suo onore dal club, con la presenza dei notabili della città e delle autorità, pronunziò un memorabile discorso d’apprezzamento sul Rotary e sul suo impegno a favore del progresso della nazione che ebbe grande eco.

Biagio Borriello assunse la presidenza nell’anno successivo (1928/29). Presidente della Camera di Commercio per molti anni, agente marittimo molto conosciuto anche in campo internazionale, era destinato ad assumere il governo del distretto e successivamente a entrare nel Board Internazionale fino a diventare Vice Presidente del Rotary. Borriello, deputato alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni, fu un importante fautore dello sviluppo del Porto.

Nel 1929 impegnò il club a organizzare la quinta conferenza distrettuale che si svolse a Napoli nei giorni 9,10 e 11 maggio.  L’importanza di quella conferenza fu grande per il Rotary. I giuristi napoletani di quella Scuola Napoletana del Diritto, famosa nel mondo, diedero un’impostazione precisa al Rotary, stilando la “Dichiarazione di Napoli” che, adottata integralmente a Dallas nel successivo Congresso internazionale, divenne il pilastro del Rotary.

La “Dichiarazione di Napoli” diceva tra l’altro: “Mentre la vita moderna tende alla specializzazione, i periodici incontri tra i rotariani permettono ad ogni socio di conoscere negli aspetti fondamentali quelle altre attività che, per l’assorbente opera quotidiana, non gli sarebbe agevole conoscere altrimenti….. Dallo scambio d’idee si svolgono e si sviluppano opportune iniziative di carattere eminentemente pratico, dirette a migliorare o perfezionare le attività economiche, tecniche e professionali per promuovere o aiutare opere d’interesse locale e generale……..”.

Borriello, al termine della conferenza, fu proclamato Governatore. Da un rapporto confidenziale della polizia dell’epoca, risulta che durante una gita alla reggia di Caserta, organizzata in occasione della conferenza, il governatore Ginori Conti, avrebbe detto a un altro rotariano che era stato il Duce a volere che fosse data la presidenza (vale a dire il governatorato del Distretto) all’onorevole Borriello, che del resto, avrebbe aggiunto con tradizionale signorilità Ginori Conti, “è persona degna e sarebbe stato eletto anche senza l’indicazione del Duce”. Biagio Borriello, l’organizzatore inappuntabile dei viaggi del nostro Club, conscio dell’importanza del suo predecessore, continua a onorarne il nome nel servizio rotariano.

Nel biennio 1929/30 – 1930/31 fu eletto presidente l’avvocato Luigi Maria Foschini, un aristocratico signore molto conosciuto nella Napoli dell’epoca, deputato, uomo di cultura, presidente del Circolo Artistico.

Gli succedeva l’Accademico d’Italia Francesco Giordani, chimico, illustrazione della Scienza Italiana, componente di quel “Comitato dei tre saggi” che s’interessava dell’energia atomica. Sotto la sua presidenza il club si occupò diverse volte di quest’energia, del tutto avveniristica per l’epoca, fino a istituire una commissione di studio per evidenziarne possibili, future applicazioni in campo industriale, agricolo e domestico. Purtroppo nessuna documentazione c’è stata tramandata sul lavoro pionieristico di tale commissione.

Seguirono, nella presidenza biennale del club, il clinico Rocco Jemma, maestro e padre della Pediatria italiana; l’agente di cambio Lorenzo Ricciardi, esponente in vista del mondo finanziario italiano, grande amatore d’arte, che amava riunire le commissioni del club nella sua casa di piazzetta Mondragone, sulle cui pareti era esposta una magnifica collezione d’autori del settecento e dell’ottocento pittorico napoletano, ed Enrico Franzi, uomo di cultura che diede un notevole impulso all’istruzione media professionale nella nostra città, cui toccò, nel 1938, il doloroso compito di conservare la Campana e il Martello del club nell’attesa di tempi migliori.

SECONDO PERIODO (dal 1944 al 1968/69)

         L’otto luglio del 1944, nella sede della Banca Commerciale Italiana, si riunì per la prima volta dopo il conflitto mondiale il risorto club di Napoli. Le grandi distruzioni e le condizioni sociali e ambientali che avevano sconvolto la città non consentivano regolari riunioni, che fu possibile riprendere a colazione, con la frequenza di non più di due al mese, nella mensa aziendale della Banca Commerciale, solo nell’aprile del 1945.

         Lorenzo Ricciardi riassunse la presidenza dal 1944 al 1948, sostituito nell’incarico da Biagio Borriello dal 1948 al 1950.   In quel periodo il club fu impegnato nella ricostruzione morale e materiale della città, con tavoli di discussione e commissioni che studiarono il problema, dividendo la città quartiere per quartiere. Scrive di quel periodo Arturo Polese nel libro <Il Rotary e Napoli>: “Il desiderio di mantenere vivi e intatti i principi cui s’era ispirato il sodalizio nell’anteguerra, portò a una concezione limitativa della sua apertura; il numero dei soci non aumentò di molto e le ammissioni furono limitate alla semplice sostituzione di coloro che andavano scomparendo. Ciò forse fu un bene perché non si alterò, in un periodo in cui poteva essere facile indulgere, il carattere del club, che rimase un insieme d’uomini che cercava di vivere e viveva secondo una rigida legge morale.”

         Nel 1950/51 e 1951/52 presiede il club Ettore Ceriani, industriale chimico, colui che aveva sperimentato e inventato i colori speciali che avevano consentito agli Scarfoglio d’edire, nel 1924, il primo rotocalco d’Italia: “Il Mattino Illustrato”.  Max Vajro racconta, con la sua penna fluente sempre intrisa nell’inchiostro del bon ton, che: ” Antonio Scarfoglio, che aveva comprato in Germania la speciale macchina adattandola al tipo di giornale che aveva in mente, rievocava le giornate trascorse con Ettore Ceriani negli scantinati dell’Albergo dei Poveri dove la rotativa veniva montata e modificata, tra i secchi di colori di varia composizione, con additivi e solventi che non esistevano in commercio e che l’inventiva di Ceriani suggeriva e sperimentava, alla ricerca dell’inchiostro adatto per il particolarissimo sistema di stampa rotocalcografica con cilindri di rame incisi, di cui non v’era riferimento in Italia”.

          Ettore Ceriani fu eletto Governatore Distrettuale.

 Gino Ceriani continua nel club la tradizione familiare con la stessa signorilità e disponibilità.

         Sostituisce Ceriani nella presidenza, l’ingegner Stefano Brun, per il biennio 1952/53 – 1953/54, uno dei padri della ricostruzione di Napoli.   Rigoroso prima di tutto con se stesso, austero nei modi e nel vestire, presidente della Camera di Commercio si dedicò al suo rilancio. Fautore nel club della serietà dei progetti che, era uso dire, dovevano essere presi in considerazione solo se erano, in concreto,  realizzabili.

         Quirino Fimiani, industriale tessile e uomo d’innate e grandi capacità di comunicazione, fine dicitore dotato di un umorismo naturale, a volte conciso come quello britannico e a volte fluente come quello partenopeo, fu presidente nel 1954/55 – 1955/56.  E’ suo il detto che il Rotary è certamente una cosa seria, ma non per questo tragica.  Venne eletto Governatore del Distretto per l’anno 1959/60.

          Luigi Tocchetti, Preside della Facoltà d’Ingegneria del nostro Ateneo, un altro padre della ricostruzione di Napoli, era rotariano convinto fino alle estreme conseguenze.  Presidente del biennio 1956/57 – 1957/58. Determinato nelle sue idee, parlava un linguaggio che andava dritto allo scopo.

         Il suo credo rotariano è sintetizzato in un intervento dal titolo <Io e il Rotary>, pubblicato sul libro edito in occasione dei settant’anni del club. Commentando l’articolo IX del nostro Statuto che afferma, fra l’altro, che il club non deve prendere alcuna decisione che patrocini o condanni atti che debbano essere di pubblica votazione, Tocchetti scrive: ”….. io non sono d’accordo, perché l’azione d’interesse pubblico non può limitarsi ai problemi e alle questioni che interessano direttamente il territorio dove il club risiede, ma deve anche spaziare in un orizzonte più vasto, della regione, della nazione, pronunziandosi anche sull’opera dello Stato ove i problemi locali possono trovare la loro soluzione o comunque sono da essa strettamente dipendenti………   Questo non significa fare correre al Rotary il rischio di fare politica….. l’esperienza mi ha largamente dimostrato che questo pericolo non si è mai verificato.”

 Schietta e virile lezione di rotarianeità d’altissimo livello!

         Bruno Molajoli, presidente 1958/59 e 1959/60, Sovrintendente alle Gallerie, fu il risanatore del patrimonio artistico della nostra città.  Fu l’artefice del risanamento della reggia di Capodimonte nella quale, dopo aver vinto, con l’aiuto del Rotary, la battaglia per evitare d’ospitarvi l’Accademia dell’Aeronautica, realizzò quello che è stato definito il più bel museo d’Europa.

         Mario Maria Jacopetti, presidente 1960/61 – 1961/62, chimico insigne, discepolo di Francesco Giordani, era uno dei più conosciuti e stimati ricercatori del fenomeno della corrosione, fu il primo professore ordinario d’elettrochimica nell’Università italiana. Viveva per i suoi studenti e per il Rotary, avendo perduto tutta la famiglia sotto le macerie della sua casa, durante un bombardamento. Non parlava mai del suo dolore né di se stesso. La sua opera nel club fu improntata sui valori della tolleranza e dell’amicizia che, asseriva, era capace di sormontare qualsiasi difficoltà solo se coltivata in nome di una comune dedizione verso gli altri.  Eletto Governatore, durante un giro tra i club siciliani, morì in seguito a un incidente automobilistico. Immatura perdita per il Club e per il Rotary italiano.

         Gli subentrò alla presidenza, per il biennio 1962/63 – 1963/64, Ivo Vanzi, presidente del Banco di Napoli nei tempi prestigiosi del glorioso Istituto che aveva uomini come Stanislao Fusco alla Direzione Generale e i rotariani Arturo Lando alla vice Direzione Generale, Amedeo Stanguerlin e Vittorio Accardi alle Direzioni Centrali.   Vanzi impegnò il club in un importante ciclo di conversazioni in cui fu impostata la Legge specialeper Napoli. Fu anche l’artefice dell’insediamento turistico di Monte Faito, operazione alla quale parteciparono molti rotariani.

         Di Epicarmio Corbino, presidente 1964/65 – 1965/66, è quasi impossibile tracciare un breve profilo, perché si rischia di scrivere un trattato. “Self made man”, Ufficiale di Marina nel Corpo delle Capitanerie di Porto, non laureato come amava ripetere con un pizzico di civetteria, ministro di Stato e maestro d’economia, di buon senso, aveva l’abitudine di dire sempre quello che pensava, anche se poteva essere sgradito a chi lo ascoltava. Rotariano impegnato e assiduo prima, durante e dopo la presidenza, cercò di spingere il club a impegnarsi in azioni di pubblico interesse, indirizzate a lenire la miseria dei diseredati e soprattutto dei poveri dignitosi, come amava chiamare i pensionati dello Stato, cercando di utilizzare le loro residue energie e le loro grandi capacità nel lavoro privato. Fece compilare dal club un elenco di rotariani (industriali, commercianti e professionisti) disponibili ad utilizzarli. Fu un autentico successo. Molti sono stati i pensionati che per merito suo e del club hanno avuto una più serena e tranquilla vecchiaia, ma anche molte attività si sono giovate di competenze non facilmente reperibili.

         L’illustre dermatologo Pietro Cerutti assunse la presidenza del biennio 1966/67 – 1967/68.   Uomo colto, buon conoscitore delle lingue straniere, sembra che sia stato il primo presidente a organizzare delle gite sociali.

         Mario Florio, presidente 1968/69 – 1969/70, fu un rotariano d’eccezionali qualità. Grande amico e sostenitore di Benedetto Croce durante la resistenza antifascista, membro del Comitato Nazionale di Liberazione prese parte attiva alle quattro giornate di Napoli, ha sempre servito gli ideali del Rotary con dinamicità e concretezza. Convinto sostenitore della necessità della sua espansione e della sua democratizzazione. Uno dei suoi pochi atti di debolezza, fu quello d’aver accettato la proposta con la quale il generale Tanfani mi candidava ad entrare nel club, di avermi accolto con gioia e di avermi impreziosito con la sua amicizia e i suoi saggi consigli. Governatore distrettuale, rappresentò il Rotary meridionale con molta autorità e determinazione e ne iniziò l’espansione. Fu uno dei fondatori dell’Istituto Culturale Rotariano e organizzò la nascita dei primi due altri club a Napoli.  Affidò la rappresentanza speciale per la costituzione del Napoli Nord a Francesco Monti e per la costituzione del Napoli Ovest a Rodi Lupoli. Da simili maestri non potevano che nascere due grandi club.

TERZO PERIODO (dal 1970/71 ad oggi)

         Inizia quest’ultimo periodo un rotariano di razza, di lunga e convinta milizia, di grandi capacità, si chiamava Rodi Lupoli.  Un uomo che ha lasciato in chi ha avuto l’onore di lavorare con lui, un rimpianto senza fine. Un Maestro di Rotary e di vita. Attento a cogliere gli umori del club, ma pronto a confrontarsi con chi parlava senza agire, ha portato a compimento programmi di prestigio.  Riteneva il club una propagine familiare, ma anche palestra severa d’impegno.  Amava ripetere che un buon rotariano avrebbe dovuto ascoltare molto, parlare poco ed evitare di promettere quello che non era sicuro di poter mantenere.  Volle fortemente, nonostante le tante bordate critiche o forse proprio per quelle, la nascita del Rotaract a Napoli. I risultati gli hanno dato ragione.  Così come favorì la nascita dell’Inner Whell e mi fu accanto, con il conforto della sua solidarietà di Governatore del 210 distretto, quando da Presidente del Club volli effettuare la prima conviviale con l’Inner napoletano, ancora unico. Mi fu ancora molto vicino quando, da governatore, presi posizione nei confronti del Board Internazionale, opponendomi a far prendere ai club rotariani le distanze dall’Inner Whell, inviando invece una relazione nella quale, unico tra i governatori dell’epoca, asserivo che tale associazione era utile agli scopi del Rotary e sarebbe stato necessario assicurarle tutto il nostro appoggio oltre che favorirne l’espansione. Fui fortunato perché la mia relazione fu tenuta in conto e si aprì l’era della collaborazione. Da governatore Rodi Lupoli fu l’artefice dell’organizzazione della distribuzione degli aiuti, provenienti dai club rotariani di tutto il mondo, alle popolazioni colpite dal sisma del 1980.  Così come coordinò la progettazione e la costruzione delle opere effettuate nel post terremoto con le somme raccolte.

         Si sono poi succeduti alla guida del club amici d’indiscusso valore e d’altissimo livello rotariano e professionale quali Arturo Polese, Carlo Brancaccio, Mario Rosario Pepe, Giovanni Giordano Lanza, Giovanni Chieffi, Michele Rubino, Guido D’Angelo, Raffaello Franchini, Salvatore Sica, Vittorio Accardi, Lorenzo Mangoni, Marcello Lando, Leonardo Bianchi, Peter Signorini, Pino Perrone Capano, Antonio De Mennato e l’attuale Gaetano La Gioia, mentre Sergio Vetrella sta scaldando i muscoli.

          Con la loro guida il nostro club ha continuato un servizio di qualità facendo onore alle gloriose tradizioni; si sa Noblesse Oblige!

         La costruzione dell’Alfa Romeo e della Mecfond, realizzata da Ruggero De Ritis. La consegna del progetto di piano regolatore al Comune di Napoli, frutto di un ciclo di conversazioni e di studi cui hanno preso parte i tecnici più qualificati. Lo studio sull’acquedotto di Napoli e le possibilità concrete di aumentarne e migliorarne le acque, di Uberto Potenza. Le prime relazioni sulla Medicina Iperbarica. L’idea di fondare in Campania la Banca degli Occhi il cui merito va ascritto pienamente alla tenacia operativa, da tutti noi conosciuta e apprezzata, di quel grande rotariano che si chiama Rocco Gialanella.   L’iniziativa di Giovanni Giordano Lanza di dotare un elicottero dell’Aeronatica Militare di un’unità coronarica, ampiamente utilizzata e presa a prototipo per l’equipaggiamento dei velivoli del Servizio Aereo di Soccorso. Le borse di studio della Fondazione Jacopetti.  Il libro inchiesta sulla droga, di cui sono state distribuite ben 16.ooo copie in tutta Italia. Il confronto con il mondo politico e amministrativo di Guido D’angelo e Salvo Sica e quello con il mondo universitario e culturale di Raffaello Franchini e Lorenzo Mangoni.  La severa conduzione del Club, con la riduzione dei soci assenti, di Giovanni Chieffi e Vittorio Accardi, al quale si deve anche la spinta organizzativa per la Biennale del Mare e il ricordo delle tradizioni familiari e natalizie di una Napoli che fu. L’impegno nella vita artistica e culturale della città di Marcello Lando e la bell’avventura de “I temerari”. Le brillanti iniziative nei rapporti internazionali, territoriali,  artistici  e sociali di Leonardo Bianchi di Peter Signorini, Pino Perrone Capano, Antonio De Mennato, Gaetano La Gioia,  Sergio Vetrella, Gaetano de Donato, Riccardo Mercurio, Mario Condorelli, Ennio Magrì, Marcello Picone, Costantino Giardino, Carlo Rolandi, Elio Sava, Massimo Franco, Sergio Pepe, Claudio Azzolini, Alfonso Ruffo rappresentano solo una piccola parte del grande lavoro di questi magnifici amici.  Attorno ad essi vi è stata l’operosità silenziosa nel servizio di tutti i rotariani, contornata dall’inerzia di quei pochi iscritti al club, che, purtroppo, annoveriamo anche tra noI

AZIONI DEGLI ULTIMI ANNI DA RICORDARE  

Attualmente il Rotary Club Napoli ha in corso tre programmi pluriennali di rilevante impegno sociale e precisamente:

il primo, denominato 3A (acronimo di Aneurisma Aorta Addominale) ha lo scopo di prevenire l’aneurisma dell’aorta addominale, male asintomatico che, se non individuato ed operato tempestivamente, comporta un tasso di mortalità di oltre il 90%. Esso è basato su un’indagine preventiva, mediante ecodoppler, sui cittadini napoletani di età superiore ai 65 anni. Il promotore e l’organizzatore di tale iniziativa, svolta in collaborazione con l’ASL Napoli 1, è il Past President Gaetano de Donato.

La seconda iniziativa è il corso di istruzione informatica per i non vedenti che, a partire dal 2000, quando fu organizzato dal compianto rotariano prof. Carlo Savy, ordinario di Informatica presso l’Università Federico II, si svolge, ogni anno per una settimana, nei laboratori di informatica della Facoltà di Ingegneria di Napoli. Il promotore e l’organizzatore del corso è stato, con il prof. Savy, ed è attualmente il Past President Gaetano La Gioia.

L’altra iniziativa varata dal R.C. Napoli è quella della creazione di un osservatorio sulla qualità della vita nelle varie circoscrizioni, attuali Municipalità, di Napoli. Tale indagine è stata promossa dal Rotary Club Napoli ed è realizzata in collaborazione con l’Università di Napoli Federico II e con il sostegno dell’ACEN, Associazione Costruttori Edili di Napoli. L’indagine è stata voluta dal Past President Riccardo Mercurio ed è organizzata dal rotariano del Club Massimo Franco.

Dal 2007 il Club ha impegnato la sua attività di servizio nel programma Il Rotary per Napoli città della scienza e dell’arte con lo scopo di evidenziare le grandi potenzialità cittadine e i Centri di eccellenza esistenti in ambito culturale e scientifico. Sempre nel 2007 è stato realizzato, per iniziativa dei Presidenti dei RC Milano e Napoli Enrico Bellezza e Costantino Giardino, il gemellaggio tra i due Club (Club di Contatto) che sono i più antichi d’Italia, fondati rispettivamente nel 1923 e nel 1924. Unitamente i due Club attuano un progetto (Monitore) nelle Scuole di Milano e di Napoli che mira a combattere mediante l’azione “un adulto per amico” l’abbandono scolastico che rappresenta un grave fenomeno in entrambe le città. Il Rotary Club Napoli è impegnato poi nel progetto

OCEDAT (acronimo di Oropharyngeal Cancer Early Diagnosis And Treatment) dedicato alla prevenzione, alla diagnosi ed al trattamento precoce del cancro orale e faringeo nelle 10 Municipalità della città di Napoli in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II e con il Rotaract Napoli, responsabile del progetto è il Socio Luigi Califano.

Il Club è inoltre impegnato anche in altri progetti umanitari e di servizio in collaborazione con gli altri Club del Gruppo partenopeo. Primo tra tutti è stato quello di effettuare una riunione ogni mese, aperta a tutti i cittadini, rotariani e non, in cui dibattere problemi della città, del territorio e della comunità. Fa, anche, da cabina di regia a un comitato per la terra dei fuochi, composto da presidenti di ordini professionali, magistrati, politici di varie tendenze anche contrastanti, tecnici agrari, medici ed altri competenti. Coordinatore tra il Comitato e il Club è stato nominato dal Consiglio Francesco Salerno. Altro progetto è stato quello do costituire la scuola sperimentale rotariana di Etica in Politica destinata ai giovani del Rotaract ottimamente affidati alla cura di Attilio Leonardo, diretta da Alfonso Ruffo. Altro grande progetto è quello ideato da Gaetano de Donato, designato Governatore del nostro Distretto, dal suggestivo titolo: “no ictus” che è vivamente apprezzato e sorretto da tutti i club napoletani e viciniori. Si e reso promotore di una campagna di informazione inviando oltre 2500 e mail a tutti i club rotariani indiani a favore dei nostri due fucilieri di Marina, ricevendo innumerevoli risposte favorevoli ai nostri due marò.

Al termine di questa carrellata, abbiamo una sola speranza, quella d’essere riusciti ad attirare la vostra attenzione e a penetrare nel vostro animo, suscitandovi un brivido di giusto orgoglio per essere stati chiamati a far parte di questo club, con il privilegio di poter portare lo stesso distintivo di coloro che abbiamo ricordato.

 

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I soci Fondatori

Alla riunione costitutiva del Rotary Club Napoli dell’11 dicembre 1924, risultavano soci:

Francesco Bertolini – Presidente Luigi del Gaizo Pietro Lerario – Segretario
Giorgio Ascarelli – vice Presidente Alessandro Elefante – Tesoriere Alfonso Mercurio
Biagio Borriello Pietro Paolo Farinelli Giovanni Miranda
Homer Byngton Enrico Franzì Alfredo Pattison
Bruno Canto – Prefetto Ernesto Gugenheim Arnot Milne Wilson
Federico Chiurazzi Mario Federico Imbert

Archivio: i soci Fondatori

Sono stati inoltre soci del club:

Emanuele Filiberto di Savoia Mario Florio Rodi Lupoli
Stefano Brun Luigi Maria Foschini Mario Rosario Pepe
Ettore Ceriani Francesco Cilea  Raffaello Franchini Arturo Polese
Massimiliano Coen Mario Maria Jacopetti Lorenzo Ricciardi
Daniel Finley Rocco Jemma Michele Rubino
Quirino Fimiani Francesco Giordani Luigi Tocchetti
 Augusto Graziani
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