IL MIO SOGNO DI UN DISTRETTO ROTARIANO IDEALE

di

Raffaele Pallotta di Acquapendente (Past Rotary International Director)

 I sogni sono come le conchiglie che il mare ha depositato sulla riva. Bisogna raccoglierle e ascoltare la loro voce. Ha scritto Romano Battaglia. Freud sosteneva che “il sogno è utile per difendersi dall’ ansia”. Secondo tale teoria psicoanalitica classica, il sogno sarebbe la realizzazione allucinatoria durante il sonno di un desiderio inappagato durante la vita diurna. A volte capita di acquisire consapevolezza del fatto di trovarsi in un sogno. Essendo coscienti del fatto che tutto l’ambiente è una creazione della nostra mente, è possibile manipolare a piacimento gli oggetti e gli eventi del nostro sogno. Quale che sia la definizione del sogno, voglio raccontarvi il mio sogno ricorrente in questo periodo della vita distrettuale rotariana. Voglio aprire con voi il cassetto dei miei desideri: “ Il mio sogno nel cassetto.” Il sogno di un Distretto Rotariano ideale. Partiamo dalle premesse responsabili delle mie allucinazioni oniriche. Che cos’è un distretto rotariano? L’insieme di un certo numero di club che uniti possano, sulla via lastricata dalle intenzioni del Rotary International col suo piano strategico e della Rotary Foundation con il suo piano di visione futura, percorrere anno per anno un tratto di avvicinamento alla migliore collaborazione e alla maggiore dedizione per rendere il mondo migliore. Vie alternative, sia prese da governatori che da club, non possono essere ne accettate ne tollerate. Dobbiamo cercare di contribuire al miglioramento di un mondo sempre più crudele e violento impegnandoci a farlo nella nostra comunità di cui noi rotariani siamo espressione fortunata per professionalità e dedizione al lavoro, alla famiglia, al decoro e alla dignità cui ha diritto ogni essere umano. Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Come possiamo farlo se non nei nostri club, ottenendo che siano veri capisaldi della lealtà, della solidarietà e della capacità di fare, oltre che parlare e ascoltare?

E’ quindi necessario che il nostro lavoro nel club e nel coordinamento distrettuale sia basato sulla gioia di essere assieme, uniti nel servizio e protesi nel nostro obiettivo di poter essere punti di riferimento della società civile che possa giudicare la nostra azione necessaria e favorevole al riscatto morale e sociale e alla necessità di creare nei nostri club la futura classe dirigente del Paese, in un momento storico che sembra privo di ideali, di idee associative e politiche e di decisioni necessarie per formularle, difenderle, confrontarle e, se possibile, associarle su specifici programmi.

QUESTA E’ LA VERA MISSIONE DEI NOSTRI CLUB!

E ora arriviamo al mio sogno ricorrente: quello di aggirarmi, novello Dante senza Virgilio, in un distretto ideale, cioè quello che dovrebbe essere nella realtà un Distretto del Rotary, vagando tra sensazioni e piacevoli realtà o, meglio, sarebbe definirle struggenti speranze. Che bello girovagare in un distretto dove i rotariani sono tutti legati da quel vincolo di stima che conduce all’amicizia operosa, e non fine a se stessa, per rendere i propri club luoghi di operosità, di lealtà, di sincerità. Dove con una dialettica legata alle diverse professionalità e alle varie impostazioni di politica sociale si giunge poi sempre a un comune programma d’azione. Che bello girovagare in un distretto dove i club vivono una vita operosa e opportuna e sono legati da reciproco rispetto e considerazione per quanto fanno e si propongono di fare, senza nessun tipo di invidia o rancore tra loro che li conduca a battaglie inutili, quanto mai comiche e negative sui riflessi che hanno sulla vita in comune. Che bello incontrare amici, nel senso rotariano della parola e non compagni di mensa, e poterci salutare con lealtà e serenità consci di portare avanti dignitosamente e gioiosamente il compito difficile che ci siamo volontariamente assunto. Che bello ritrovarsi tra amici che hanno svolto l’importante servizio distrettuale di governatore con affetto, senza recriminazioni e senza dietrologie negative sulle reciproche attività. Che bello trovarsi tra rotariani che sanno stimare e apprendere da governatori, governatori emeriti, presidenti e presidenti degli anni trascorsi, la loro esperienza senza aria di sospetto e di timore che stiano tramando chissà quale congiura di palazzo. Che bello aprire la casella di posta elettronica sul proprio computer o sul proprio telefono, senza trovare quelle inopportune, riprovevoli e sconsiderate “catene di sant’Antonio” che criticano questo o quello e che profittando delle, pur utili per le informazioni, mailing list distrettuali, si rivolgono a una quantità di persone, la maggioranza delle quali, costituita da rotariani di lungo corso, per fortuna clicca per eliminarle senza leggerle. Ma per tutti quei giovani rotariani che muovono, nei club e nei nuovi club, i primi passi in un Rotary che hanno scelto per convincimento e per il bisogno d’impegnarsi a favore della comunità locale, nazionale e internazionale, producono sconcerto, e possono indurli ad avere dubbi sulla loro scelta. Che bello trovarsi tra rotariani che svolgono mansioni pubbliche di rilievo senza che usino, ricevendo altri rotariani, quell’aria diffidente, chiedendo loro che: ”ovviamente, il Rotary deve restare fuori dalla porta dell’ ufficio”. Eppure, fuori dal sogno, è successo, inducendoci a chiederci: “Con chi credono costoro di avere a che fare? Non si vergognano? Perché continuano a portare la nostra rotellina di solidarietà sporcandola? Ma siccome nel mio sogno non avvengono tali porcherie, spero di non svegliarmi presto! E’ vero che niente è dovuto da un rotariano a un rotariano perché rotariano e nessuno di noi è obbligato a esaudire richieste che non siano improntate alla massima rettitudine comportamentale. E’, però, altrettanto vero che, proprio in base a questo principio, la richiesta di un rotariano non dovrà mai essere sottovalutata da un altro rotariano perché si tratterà sempre di una richiesta legittima e corretta. Che bello incontrarci, stringerci la mano e guardarci con gioia negli occhi, magari senza falsi abbracci e baci e altre ipocrite espansioni affettive. Sentirci parte attiva di una piccola squadra decisa, forte, concreta e lealmente unita che cerca continuamente, riuscendovi, a individuare e convincere nuovi amici, a lavorare insieme. Che bello vedere indicare i nuovi futuri governatori senza il pesante clima del sospetto della prevaricazione e di incredibili accuse di lesa democrazia (?), ma solo per la loro capacità di saper bene rappresentare ai club distrettuali gli indirizzi del Rotary International. Che bello trovarsi tra amici rotariani che non cercano, ne pretendono di poter avere un Governatore del proprio club perché non l’hanno mai avuto. Essi sanno che il governatore non è un’onoreficenza per i club. Erik Erikson accetta la teoria freudiana e l’amplia aggiungendo a essa una dimensione psicosociale scaturita dai suoi studi. La prospettiva psicosociale vede lo sviluppo cognitivo come interazione tra la maturazione fisica, che porta con sé nuove abilità e quindi nuove possibilità, e le richieste che la società indirizza al giovane, sollecitandolo affinché egli apprenda nuovi comportamenti. Nel mio sogno incontro il grande psicosociologo e gli domando: “Erik, sei ancora convinto della “fecondità” dell’uomo? E che la si possa applicare alla scelta di vita rotariana? Ed Erik mi risponde che: ”ogni persona adulta che abbia raggiunto un certo successo nella vita, a un certo punto, sente prepotente il bisogno d’arricchirla con qualcosa di più dell’esclusivo interesse personale, familiare o di carriera. Egli sente la necessità di diventare un sostegno per la propria comunità che lo possa portare a essere riferimento ed esempio per gli altri, e soprattutto per i giovani. Evitare l’estrinsecazione di questo bisogno, che definisco col termine di “Fecondità”, produce una stasi ideativa e quindi conduce a una precoce senilità satura di un corrosivo senso di frustrazione che porta a un rifiuto critico e negativo di quello che ci circonda. Un rotariano non dovrebbe mai conoscere questo tipo d’insoddisfatta precocità senile perché per temperamento egli è una persona attiva e vuole, anche nel Rotary, riversare la sua fecondità di pensiero e di amore per gli altri.” Mi giro e rigiro e tra il sonno e la veglia mi domando: “è proprio sicuro che si tratta di un sogno?”. Forse è la spinta del subconscio a volere che diventi realtà per vivere in quello che dev’essere un distretto rotariano. Georges Louis Leclerc, Conte Di Buffon, amava ripetere che: ”le styl est l’homme”! Se è lo stile che caratterizza l’Uomo, figuriamoci quanto stile occorre per qualificare un rotariano o una rotariana. Passiamo all’azione! Facciamo che siano i falsi rotariani o, meglio, i signori iscritti al Rotary per non ben specificate loro esigenze a essere messi all’angolo, scrolliamocene come se fossero polvere: sono “res nullius!” Dobbiamo riuscire a suscitare un insopportabile complesso d’inferiorità morale in coloro che non si impegnano in favore della dignità cui ha diritto ogni essere vivente, perdendosi, invece, in inutili e deleterie diatribe interne senza etica e nessuno stile d’impegno rotariano. ED ECCO CHE IL SOGNO PUO’ DIVENTARE REALTA’. Non andiamo alla ricerca puntigliosa di norme o normative, allontaniamoci dalle cose inutili, sburocratizziamo il nostro Rotary. Pensiamo invece alle emozioni che possono donarci le nostre azioni in favore delle comunità povere, tristi e disilluse. Mi risveglio! Penso che nel Rotary abbiamo un socio onorario che si chiama Francesco e mi sento piccolo, piccolo. Chi sono io per lamentarmi? Poi penso: se persino Gesù, che è la bontà infinita, ha cacciato i mercanti dal tempio, è possibile che noi rotariani non riusciamo a liberare i nostri club da coloro che cercano la rissa e la disgregazione e hanno scambiato il Rotary per un ring di conflittualità permanente? Andiamo avanti. Dobbiamo farcela a pulire i nostri club e tornare alla lealtà, lo stile e l’educazione di persone per bene quali pretendiamo di essere nel Rotary e nella vita. Fondando il Rotary, Harris, volle affermare i diritti naturali e fondamentali dell’individuo: alla vita, alla libertà e alla solidarietà. Anticipando di molti anni la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo che, nel suo primo articolo, recita: “ Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di amicizia”. Enunziando tali diritti ognuno deve fare l’autoanalisi del proprio comportamento. Il rispetto non si estrinseca con le frasi fatte, ma con l’agire nella quotidianità. Ogni giorno ci sono persone che muoiono sui posti di lavoro o di fame o di altre ingiustizie umane quali la mancanza di lavoro e di reddito. Ogni giorno dobbiamo tutelare il prossimo vittima di violenza. Ogni giorno è quello giusto per non essere egoisti e pensare in concreto ai diritti di tutti. Ogni giorno dobbiamo fare qualche cosa per assicurare al prossimo un futuro migliore, standogli vicino, ma soprattutto, lavorando per crearlo. Tutto il resto è ipocrisia! E’ stata proprio questa severa autoanalisi che ci ha convinto a far parte del ROTARY. Non ci servono iscritti, ma rotariani. Non ci servono tanti club, ma migliori club per poter pensare, e forse illuderci, di poter essere una piccola, ma essenziale parte di una società civile integra da compromessi che possa essere presa a esempio da chi finalmente non vuole più accettare sopraffazioni e prepotenze. Forse è un’illusione, ma varrebbe la pena vivere senza illusioni? Come potremmo altrimenti proporci di concretizzare i nostri sogni? Il nostro Rotary agisce facendosi promotore del coraggio del perdono, ma anche della fiducia nella speranza di migliorare, per tutti, le condizioni di vita con la tolleranza e con nuove possibilità imprenditoriali che possano incrementare gli scambi economico commerciali. In ognuno di noi rotariani non mancherà mai, soprattutto, la fede per credere nell’Uomo e il coraggio per agire! Dobbiamo fare ancora di più! Riuscire, con l’esempio, a suscitare un insopportabile complesso d’inferiorità morale in coloro che non si impegnano in favore della dignità cui ha diritto ogni individuo. In una società in cui la depressione e l’ansia sono le malattie più diffuse per la perdita di certezze nel domani, dobbiamo, tenacemente, essere TESTIMONI DI SPERANZA perché il nostro sereno impegno possa spingere i migliori elementi nelle attività professionali e di lavoro a voler condividere con noi l’impegno di contribuire a rendere possibile un domani che valga la pena di essere vissuto. Sarà così possibile costruire insieme, un futuro meno ingiusto e più sereno per tutti. Se pensate che sia il sogno utopico di un vecchio, inguaribile rotariano, quale sono, ebbene avete ragione. Voglio ricordarvi, però, che l’utopia è come l’orizzonte: sembra irraggiungibile, ma serve per continuare a camminare fino a quando si ha la possibilità di farlo. Voglio ancora ricordare che solo con L’ENTUSIASMO si può far partire la locomotiva del servizio. Solo così potremo “tornare a riveder le stelle” della serenità, dell’educazione e dell’impegno concreto per indicare, con l’esempio, la via per giungere a una società solidale. Il mio sogno è finito. Potete svegliarvi anche voi.

CHE DIO CI AIUTI NEL NOSTRO IMPEGNO ROTARIANO.

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